Il Caso di Avola tra commissione antimafia e processo eclipse

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Piero sei morto

Iniziamo oggi a fare un po’ di chiarezza, come da nostra abitudine,su alcuni pettegolezzi e fatti di cronaca che interessano la città di Avola e non solo.

- Spazio Libero -
È opportuno, come premessa, iniziare a sottolineare come da molti anni (quindi non solo in riferimento alle amministrazioni soprannominate “Cannata”), ci sia un clima di pax creato quasi ad hoc da chi aveva il dovere almeno di informare. Qui non vogliamo puntare il dito su nessuno in particolare, ma è necessario stendere un velo pietoso su quanto accaduto!

Se c’è una verità è quella scritta e che risulta dalle cronache degli articoli di tanti “giornalisti” che hanno pubblicato, senza accusare o fare gli opinionisti, le trascrizioni dai verbali delle procure addette alle indagini.

Iniziamo quindi a chiarire o almeno porci alcuni giusti quesiti intorno alla vicenda dell’insediamento della “Commissione Antimafia” da una parte e il “Processo Eclipse” dall’altra.

Il 14 maggio 2019 su diverse testate giornalistiche, ma soprattutto sul sito del Ministero dell’Interno viene data contemporaneamente la notizia che segue:

Si è insediata oggi la commissione di indagine presso il comune di Avola, in provincia di Siracusa, nominata dal prefetto Luigi Pizzi.

La commissione, che sarà supportata da un nucleo composto da rappresentanti delle forze dell’ordine, avrà il compito di verificare eventuali forme d’infiltrazione o di condizionamento di tipo mafioso, tali da compromettere il regolare svolgimento dei servizi, il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione comunale.

L’accesso ispettivo dovrà essere perfezionato entro tre mesi, prorogabili di ulteriori tre, qualora necessario.

Il 18 Maggio, il Sindaco di Avola Luca Cannata, durante il suo comizio elettorale nella Piazza principale, pubblicamente diffama e calunnia il Procuratore Giordano, del Tribunale di Siracusa, ma anche e soprattutto il Dirigente Del Commissariato Di Polizia Di Avola per il modo di svolgere le indagini sul conto dello stesso sindaco e su come lo stesso Fabio Aurilio avrebbe relazionato la situazione alla Procura.

I fatti precedenti raccontano questo:

Il 14 aprile su una nota testata giornalistica leggiamo quanto segue:

Un avviso di conclusione indagini emesso dalla Procura di Siracusa è stato notificato al sindaco di Avola, Luca Cannata e ad altre 17 persone accusate a vario titolo di truffa, turbativa d’asta, turbata libertà degli incanti e falso ideologico. L’ipotesi di reato contestata dal pm al primo cittadino è il falso ideologico. Stesso reato, secondo il pm, che sarebbe stato commesso dall’ex assessora, Simona Loreto. Coinvolti nell’indagine amministratori, imprenditori, impiegati e dirigenti della Regione.
È stato lo stesso Cannata a dare la notizia della conclusione delle indagini con un video messaggio pubblicato sul suo profilo Facebook.

Il provvedimento -dice il sindaco Cannata– mi è stato notificato ieri, ma già la notizia circolava nei giorni scorsi negli ambienti politici. Segno che vi fosse un interesse politico a fare desistere il mio gruppo dal partecipare alla competizione elettorale europea. Mi si contesta il reato di falso ideologico per avere sollecitato i funzionari della Regione siciliana sull’iter burocratico di un’opera pubblica che riguarda gli interventi al borgo marinaro. Francamente non comprendo il significato dell’indagine ma sono fiducioso sull’opera della magistratura”.

Il 20 maggio noi di “A’ mattanza” pubblichiamo un articolo sulla vicenda delle diffamazioni che il sindaco Cannata rivolge al dirigente Aurilio, del locale Commissario della Polizia di Stato, e anche ciò che riguarda la turbativa d’asta. (clicca qui per leggere).

Come al solito, nessuno prende in considerazione il nostro articolo, ma successivamente saranno riprese solo le vicende che riguardano il sindaco e il commissario Aurilio. Quest’ultimo, come logica, non risponderà mai per il ruolo che ricopre!

Allora passiamo al “Processo Eclipse”, di cui quasi nessuno parla, e che vede il sindaco Cannata e il giornalista Paolo Borrometi costituirsi parte civile!

Il 19 luglio pubblichiamo l’esito della prima udienza, svoltasi a Catania, riguardante il “Processo Eclipse”, dove scriveremo, come tante testate giornalistiche, quanto segue:

Nell’operazione Denominata “Eclipse” finirono alla sbarra: Sebastiano Amore, Monica Campisi, Giuseppe Capozio Junio, Concetta Cavarra, Vincenzo Distefano, Giovanni Di Maria, Corrado Lazzaro, Paolo Liotta, Paolo Nastasi, Davide Nobile, Giuseppe Tiralongo, Corrado Vaccarella, Gianluca Vaccarisi e Paolo Zuppardo, che a vario titolo devono rispondere di: estorsione e danneggiamenti, seguiti da incendio, associazione finalizzata al commercio, trasporto, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Oltre a detenzione, porto e cessione di armi clandestine, tutti aggravati dal metodo mafioso e della finalità di agevolare il “Clan Crapula” di Avola.

Spuntano così le minacce che il sindaco Cannata avrebbe ricevuto da Paolo Zuppardo!

In tutto ciò, un buco che riteniamo interessante ai fini delle indagini e della verità.

Innanzitutto, il 5 giugno 2017 un famoso “Finto pacco bomba” fu ritrovato nell’ufficio del geom. Piero Argentino presso gli uffici di nettezza urbana vicino alla scuola Collodi, con un biglietto che riportava la scritta “Piero si un mottu ca camina” (Piero, sei un morto che cammina, ndr).

Il geom. Pietro Argentino, all’epoca, era responsabile delle assunzioni nel servizio di nettezza urbana, quindi ci domandiamo: perché nulla è stato trovato a carico degli imputati al “Processo Eclipse? (qui l’articolo)

Il 29 novembre 2017 un articolo chiaro e leggibile viene pubblicato da Meridionews (qui per leggerlo). Evidenziamo alcuni punti importanti che forse sono sfuggiti a molti.

Marta Silvestre,giornalista di Meridionews, in riferimento a fatti accaduti nel giugno 2016 in cui si parla di mezzi bruciati alla EF Servizi Ecologici di Guglielmino che aveva un contratto col Comune di Avola per la raccolta rifiuti.

La giornalista scriverà quanto segue:

Nel 2016, infatti,tra mezzi bruciati a dipendenti comunali e mezzi dell’ufficio ecologia, fanno capire che qualcosa non va nel verso giusto proprio lì.”

Guglielmino Vincenzo, vicino al Clan Cappello/Carateddi e accusato per questo di associazione mafiosa, viene intercettato in particolare in una conversazione del 27 maggio del 2016 con Raffaele Scalia, detto Ele, e Carambia Salvatore inteso “Turi u Turcu”:

Guglielmino riferiva di essere stato minacciato da tale Paolo Zuppardo che lo accusava degli anni di carcere che aveva scontato a causa sua; riferendosi a Paolo Zuppardo – raccontava – «Lui è uno di quelli che mi sparato».

Scalia: «Ma tu non devi dirlo a me gioia, glielo devi dire a loro, che mi racconti a me. Non è che posso difendere io a Massimo, è Massimo che deve difendere me», rispondeva Guglielmino facendo riferimento a Massimiliano Salvo, considerato il vertice del clan Cappello a Catania.

Ed è qui che la cosa si fa interessante. la discussione sul contrasto fra Guglielmino e Zuppardo prosegue proprio durante la conversazione del 16 giugno registrata all’interno dell’autovettura di Guglielmino che parla con Raffaele Scalia.

Ecco le parole:

«Questa mattina tre sono, un Daily, un Mitsubischi e un Nissan», Guglielmino fa riferimento ai tre mezzi di lavoro incendiati ad Avola «E ora”  continua “mi spavento che i carabinieri lo sanno e hanno fatto la denuncia che c’è stato l’incendio. Io non vorrei che ci fosse qualcuno che gli dica che ieri ho litigato […] perché non è che lui mi ha chiesto qualcosa».

 

Attenzione alle frasi sottolineate!!!

Continuando nella discussione intercettata,ecco cosa si dicono:

«Ci vanno due o tre persone – progetta Guglielmino -, lo prendono dal bar e lo devono lasciare a terra in mezzo alla strada in modo che tutti lo vedano e dicano “guarda, lo hanno gonfiato quanto un pallone”. Tanto ad Avola non arrestano nessuno».

Arriviamo al 18 giugno, intercettazione sui catanesi che conversando dicono:

«Scendere ad Avola un paio di giorni per ‘ntuppare u surci na lattera» (in riferimento al Zuppardo,cioè metterlo in trappola, ndr).

Ma la notte del 21 giugno del 2016 un nuovo attentato incendiario danneggia altri tre automezzi di proprietà di Guglielmino, parcheggiati sempre all’interno dello stesso deposito in Contrada Venericchia,e a questo punto che decidono di «Bussare alla porta e bum bum».

Volevano ammazzare Paolo Zuppardo..ricordate? Bum bum!!

Raffaele Scalia precisa che lo ammazzerà lui personalmente. Ma a Zuppardo non succede nulla: a riportare la pax, appena dieci giorni dopo, ci pensa Massimiliano Salvo… (estratto di un articolo di Marta Silvestre,giornalista di Meridionews)

Chiunque abbia delle conoscenze sulla criminalità organizzata sa bene che se non si può essere affiliati contemporaneamente a differenti clan, come sa bene che il business delle stesse si muove su rifiuti, appalti e sulle onoranze funebri. Quest’ultima con una evoluzione diversa tra le diverse criminalità organizzate. Ma quello che ci sconcerta in tutta questa vicenda è: perché se Guglielmino era referente dei Cappello/Carateddi, quindi con spalle solide, doveva dichiarare che il Zuppardo non gli aveva chiesto nulla e nelle successive accuse e sentenze si faceva luce solo sull’odio che il noto Zuppardo avesse per il padre dell’ex assessore Simone Loreto?

Questa è solo la prima parte del nostro racconto e abbiamo deciso di scrivere alla fine quanto segue:

Perché, circa nel 2016, è stata effettuata una perquisizione a casa di un dipendente comunale di Avola e sono stati trovati soldi liquidi pari a 30.000 euro (30 milaeuro) sotto una tazzina di caffè?

Voi nascondereste tale cifra sotto una tazzina di caffè,soprattutto in liquidi?