Depistaggio Borsellino.Petralia infiamma il processo

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Giornata di fuoco, ieri a Caltanissetta, al processo sulla “depistaggio della strage di via d’Amelio” in cui, con una “Deposizione fitta di nomi e misteri”, è stato ascoltato il Procuratore aggiunto di Catania Carmelo Petralia.

- Spazio Libero -

Tra gli uditori non poteva mancare Fiammetta Borsellino che alla prossima udienza ascolterà il dott. Di Matteo, chiamato come teste.

Questo processo vede alla sbarra i tre poliziotti: Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata in concorso, per i tre l’accusa sarebbe di aver creato il pentito Vincenzo Scarantino.

La testimonianza del Procuratore aggiunto di Catania Carmelo Petralia si è accesa quando ha affermato:

“dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, visto lo choc generale che il Paese aveva subito, ci fu un concorso di contributi investigativi incredibile. C’erano momenti in cui nella stanza del procuratore c’erano funzionari dell’FBI e della polizia tedesca. Mancava solo il Mossad… E in quel contesto c’era anche la presenza di appartenenti al Sisde. In particolare ricordo che c’era Bruno Contrada con cui una volta andammo anche a pranzo. In un albergo di Caltanissetta. Di Contrada avevo comunque sentito parlare dai collaboratori di Falcone che mi avevano riferito, tra l’altro, di una diffidenza del magistrato verso di lui”.

Rispondendo alle domande del pm Luciani che gli chiede dei rapporti con i servizi segreti, Petralia ha dichiarato:

“A tenere i contatti con Contrada sicuramente era il capo dell’ufficio, Gianni Tinebra. Ci fu un contributo informativo da parte del Sisde. In che modo si sia sostanziato e quanto sia durato non lo so”.

Ma non è tutto Il procuratore Petralia tira in ballo anche altri magistrati.

Così dichiara:

“le redini delle indagini” erano “nelle mani di Ilda Boccassini” che “aveva un rapporto personale, privilegiato” con l’allora dirigente della Squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera, che era a capo del gruppo investigativo ‘Falcone e Borsellino’.

Otto ore di interrogatorio in cui Petralia ha anche risposto con “Non Ricordo”, ma il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci ha infine annunciato che il componente del Csm Antonino Di Matteo è stato citato, come teste, all’udienza del 3 febbraio. Di Matteo, infatti, dopo le stragi fece parte del pool che coordinava l’inchiesta.

Fonte Il Format

di Maurizio Inturri