Domiciliari e libertà anticipata? Non scherziamo!

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protesta pagliarelli - Fonte Ilfattonisseno

Riccardo Lo Verso,su LiveSicilia,riporta un comunicato dei “detenuti in alta sicurezza” che hanno inviato al direttore del carcere Pagliarelli di Palermo, nel comunicato chiedono (così riporta LiveSicilia) rispetto per il loro diritto alla salute e allo stesso tempo protestano per le restrizioni dei colloqui con i familiari imposti per l’emergenza Coronavirus.

- Spazio Libero -

All’appello dei detenuti fa coro la Camera penale di Palermo che avanza delle proposte.

Scrive sempre Riccardo Lo Verso:

Secondo i penalisti, servono misure contro il sovraffollamento delle carceri “al fine di prevenire ed evitare una massiva diffusione del contagio”. I provvedimenti adottati finora dal governo vengono bollati come “totalmente inadeguati, anzi addirittura paradossali (come la subordinazione della detenzione domiciliare all’applicazione di braccialetti elettronici, notoriamente non disponibili)”.

La Camera penale invoca il “senso di responsabilità e di umanitàed elenca le seguenti proposte per contrastare il sovraffollamento:

detenzione domiciliare, indipendentemente dalla disponibilità del braccialetto elettronico, per residui di pena inferiori a 2 anni; sospensione fino al 30 giugno della emissione degli ordini di carcerazione di pene fino a 4 anni divenute definitive: liberazione anticipata speciale, di 75 giorni a semestre, per buona condotta e l’estensione da 45 a 75 giorni per i semestri già oggetto di concessione; concessione di licenze speciali di 75 giorni ai detenuti semiliberi.

Ed ancora, per i detenuti in attesa di giudizio, che rappresentano oltre un terzo della popolazione carceraria e che sono presunti innocenti dalla Costituzione, la Camera penale chiede “l’attribuzione al giudice competente di un termine di 5 giorni per riesaminare la situazione cautelare in funzione della concessione degli arresti domiciliari, tenendo in considerazione il pericolo alla loro salute in rapporto alla caratteristica di extrema ratio della detenzione cautelare”.

Per chi è in carcere servono tamponi a tappeto, potenziamento dei colloqui dei detenuti al telefono o in via telematica, potenziamento dei servizi igienici e sanitari.

Il testo è ripreso interamente da LiveSicilia

I detenuti in questione sono gli stessi che il 9 marzo hanno bruciato degli indumenti affacciati alle finestre del penitenziario, mentre i parenti si erano radunati in viale Regione Siciliana, in corrispondenza dell’ingresso del penitenziario. Il tutto,sempre riportato da LiveSicilia, evidenzia che “il segno di responsabilità e umanità”, richiesto anche alla Camera dei penalisti, non è nel DNA di questi detenuti che hanno – al contrario – manifestato un comportamento che tutt’altro fa capire, eccetto che sono pronti sempre ad adottare un comportamento violento.

I loro parenti,fuori dal Pagliarelli, durante la protesta si sono spostati presso un’attività commerciale compiendo atti vandalici: rottura di lucchetti, devastazione di fiori e cassonetti.

Palermo, la rivolta del Pagliarelli VIDEO
– Fonte LiveSicilia –

La protesta è iniziata nello stesso in cui tutti i quotidiani, media e radio locali trasmettevano la notizia del primo DCPM emanato dal Premier Conte proprio per diminuire i contagi. (leggi qui)

La stessa situazione rischia di essere attuata in tutta Italia.

In queste ore, a Siracusa, sono state presentate circa 47 richieste di scarcerazione al giudice di sorveglianza, mentre il palazzo di Giustizia della provincia aretusea ha subito la prima sanificazione.

Senza togliere nessun gesto di umanità ai detenuti che desiderano incontrarsi con i loro parenti, ma agli agenti di polizia penitenziaria quali “diritti” vengono rinchiesti nel comunicato dei penalisti?

Se da un lato è vero che negli istituti penitenziari c’è un esubero di detenuti, si può ammettere che dall’altro lato c’è una carenza di numero di agenti di polizia penitenziaria e operatori sociali?