Dietro le scarcerazioni dei boss era prevista anche la scarcerazione degli over 70

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La commissione di Nicola Morra sta indagando per capire cosa sia successo, nelle settimane tra febbraio e marzo, che ha portato alla scarcerazione di boss e pregiudicati.

- Spazio Libero -

L’inizio é burrascoso e si teme che l’inchiesta della Commissione Antimafia possa finire in mano alla magistratura.

Innanzitutto,come abbiamo letto, in queste settimane si é dimesso Francesco Basentini dal vertice del Dap e a seguire il direttore generale Detenuti Giuseppe Romano.

La vicenda,non di poco conto,ha travolto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha superato il voto di sfiducia al governo grazie al Pd e i renziani.

La questione però é più complessa considerate le dichiarazioni che stanno venendo al pettine.

È il 18 marzo quando l’ex direttore generale Detenuti del Dipartimento amministrazione penitenziariaGiulio Romano, scrive al direttore dell’Unità di Medicina protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo, Giulio Starnini quanto segue:

“Dottore, per cortesia giorni fa mi ha inviato per le vie brevi un elenco di malattie per le quali i detenuti sono particolarmente esposti in caso di contagio. Sto spiegando al ministero l’importanza di una norma che faciliti la detenzione domiciliare per detta categoria di detenuti. Tuttavia vogliono per approfondire il tema qualcosa di più formale e ufficiale”. (Fonte FQ)

Starnini risponderà con una comunicazione con l’elenco della malattie, ovvero una lista delle patologie, che potrebbero esporre al rischio contagio del coronavirus i detenuti,salvo ritrovare insieme alle patologie una determinata condizione che patologia non è: avere più di 70 anni.

Questo elenco di patologie stilato da Starnini,tre giorni dopo finirà nell’ormai nota circolare del Dap, che nei provvedimenti dei giudici di Sorveglianza sarà citata per la concessione degli arresti domiciliari a decine di apparteneneti alla ‘ndrangheta, a Cosa nostra e alla Camorra.

Stiamo parlando di boss reclusi al 41 bis e soprattutto in regime di Alta sicurezza, ma come sappiamo tanti saranno i noti pregiudicati che faranno ricorso ai domiciliari e che per fortuna sono rientrati nella patrie galere. (qui la lista)

Grazie ai nuovi vertici del DAP,il capo Dino Petralia e il vicecapo Roberto Tartaglia,il ministro Alfonso Bonafede ha potuto introdurre un nuovo decreto per riportare in carcere la maggior parte dei pericolosi boss usciti durante l’epidemia.

Il presidente della Commissione antimafia Morra sta ricostruendo, attraverso alcune audizioni,il perché le autorità competenti,cioé i magistrati, non erano in possesso della famosa lista dei detenuti che sarebbero rientrati in quel decreto.

Gli auditi di palazzo San Macuto sono i: medici, investigatori ed ex dirigenti del Dap.

“L’intenzione è procedere la prossima settimana alle audizioni di Nino Di MatteoSebastiano Ardita, ma anche di Romano”, ha annunciato il presidente della commissione Morra, prima di sentire Starnini.

In questo contesto bisogna specificare che dopo le rivole nelle carceri dei primi giorni di marzo e l’esplosione dell’emergenza coronavirus in tutto il Paese, il governo aveva varato alcune norme, contenute all’interno del Cura Italia, per limitare l’affollamento dei penitenziari concedendo gli arresti domiciliari ai detenuti condannati per reati minori e con meno di 18 mesi di pena residua da scontare, anche se per “reati minori” non sappiamo esattamente cosa si intenda.

Dai benefici, previsti dal decreto Cura Italia,erano esclusi i condannati per mafiaterrorismo e altri gravi reati.

Arriviamo al 21 marzo e con una circolare il Dap chiede a tutti penitenziari di comunicare i nomi dei detenuti che hanno più di 70 anni e che sono affetti da alcune patologie.

La lista non finirà nelle mani della autorità giudiziaria per eventuali determinazioni di competenza e giorni dopo boss del calibro come Francesco Bonura o Pasquale Zagaria si ritroveranno ai domiciliari.

Il senatore Pietro Grasso di Leu ha chiesto al direttore dell’Unità di Medicina protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo, Giulio Starnini,quanto segue:

“Quando lei inserisce il requisito sopra i 70 anni, lei sa già che non usciranno i detenuti comuni, perché i detenuti comuni con più di 70 in carcere non ci stanno?”

Starnini avrebbe risposto dicendo: “I 70enni sono compresi nelle categorie a rischio. L’età non è una patologia, questo è chiaro”,inoltre ha aggiunto: “mai immaginato possibili risvolti né avevo pensato ai detenuti mafiosi”.

Continuando ha detto: “ho seguito semplicemente le raccomandazioni nazionali sui rischi nelle comunità chiuse”, sostenendo a proposito della circolare del DAP: L’ho appreso dalla tv, poi l’ho letta solo in seguito”.

Il direttore generale è Romano, che il 18 marzo – con una mail che è stata letta dalla Commissione antimafia dal presidente Morra durante l’audizione del medico dell’ospedale Belcolle – chiede a Starnini di ufficializzare i requisiti necessari alla scarcerazione per sottoporli al ministero.

Così,tre giorni dopo,il Dap diffonde la circolare preparata da Romano e che viene firmata da Assunta Borzacchiello, la famosa funzionaria che nomina il sen.Giarrusso nell’interrogazione parlamentare (qui per leggere),che ha già spiegato all’Antimafia di averlo sottoscritto solo perché di turno al Dap il 21 marzo.

Resta da chiarire il o i contatti che Romano avesse al ministero della giustizia con cui sembra aver concordato passo passo il contenuto di quel documento,considerato che a tale quesito Starnini ha risposto:“Non mi sono mai azzardato a domandare chi fosse a rappresentare il ministero”.

Ad essere audito,a questo punto,sarà proprio l’ex direttore generale del trattamento detenuti del Dap, che dovrà svelare i nomi dei suoi interlocutori.