Doppio gioco:collaboratore di giustizia e spacciatore

110

Pentito della camorra, da una parte collaborava con la giustizia e viveva sotto protezione, dall’altro spacciava,nei guai con altre 3 persone.

É successo a Lanciano, dove a seguito dell’esito delle indagini il gip Massimo Canosa, nei giorni scorsi è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per A.P., rinchiuso per motivi di sicurezza a Sulmona.

- Spazio Libero -

L’operazione denominata “Doppio gioco”, proprio in virtù dell’attività illecita messa in piedi dal principale indagato, è stata diretta dal procuratore Mirvana Di Serio e dal sostituto Francesco Carusi.

Le indagini sono iniziate ad inizio a febbraio, quando attraverso il monitoraggio dell’illecita attività di spaccio che si verificava nelle vicinanze di un bar, i militari dell’arma dei carabinieri, guidati dal capitano Vincenzo Orlando e Nucleo operativo e radiomobile, diretto dal sottotenente Giuseppe Nestola, avvalendosi di riprese video e del dispositivo Gps installato a bordo del veicolo in uso ad alcuni indagati, oltre ad un accurato servizio di osservazione, pedinamento e intercettazione di 10 cellulari, hanno permesso di accertare la cessione quotidiana, a piccole dosi, di cocaina, ad opera di A.P., che ben si guardava da tenere in casa propria la sostanza stupefacente.

Il giro di spaccio aveva un volume di affari di circa 15mila euro al mese e un bacino molto ampio di consumatori locali: in soli quattro mesi, e nonostante il periodo di lockdown, sono stati individuati circa 50 acquirenti. In 25 sono stati segnalati.

Dalle indagini è finito a manette A.P., 43 anni, pentito di camorra che viveva sotto protezione e con una falsa identità a Lanciano. Insieme a lui i carabinieri hanno arrestato in flagranza di reato A.R., 46 anni, e denunciato a piede libero F.G., 35 anni, e M.B., 45, tutti di Lanciano.

A.P. da un lato collaborava con la giustizia e dall’altro gestiva un giro di spaccio.

Tutti devono rispondere, a vario titolo, di detenzione e spaccio di stupefacenti.

A. P. si faceva “custodire” la droga dai terzi complici, si tratta di A.R., unica donna coinvolta e artigiana insospettabile, e di Ezio Scarpari, panettiere 54enne arrestato in flagranza a fine maggio, i militari avevano trovato nel suo garage 310 grammi di cocaina nascosti nel tubo dell’aspirapolvere.

A casa di A.R. sono stati rinvenuti: sei involucri contenenti 160 grammi di cocaina nascosti nel controsoffitto, mentre nell’abitazione di A.P., invece, i carabinieri hanno trovato due bilancini di precisione, una katana giapponese con una lama, affilatissima, di 27 centimetri e uno scanner per il rilevamento delle microspie.

F.G. e M.B., denunciati a piede libero, erano deputati a prelevare la cocaina, in piccoli quantitativi alla volta, dalle abitazioni dei “custodi”.

Le indagini proseguono.