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domenica, 13 Giugno, 2021

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Capodieci gode della clemenza e via Italia fa lo Stato

A Siracusa la giustizia e lo Stato, per i pregiudicati, condannati in carcere e i loro familiari è una questione di “interpretazione personale”, infatti: se la giustizia non garantisce “il diritto alla salute” ad un condannato in carcere, è immorale e incostituzionale; se loro ” spacciano e violano la libertà personale” nelle piazze di spaccio, è un affare di famiglia e non di Stato.

Ma ecco la risposta dello Stato, in riferimento al primo caso: la Corte d’Appello di Catania ha riconosciuto “l’esigenza di consentire a Francesco Capodieci di sottoporsi ad una biopsia per sciogliere i dubbi sulla natura dei noduli rilevati al polmone destro, concedendogli gli arresti domiciliari in una località segreta, nonostante sia stato condannato a ventitré anni e otto mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole di associazione finalizzata al traffico degli stupefacenti nella sentenza dell’operazione antidroga denominata “Bronx”.

Purtroppo, in riferimento al secondo caso, lo stesso Capodieci, tramite il suo penalista, ha comunicato alla Corte solo di avere “rotto i rapporti con amici, conoscenti e trafficanti di droga come lui” senza neanche pentirsi e collaborare.

La classica “filosofia” siciliana del “non vedo, non parlo e non sento”.

NUOVA OPERAZIONE ANTIDROGA – ARRESTATI DUE SPACCIATORI – SMANTELLATA UNA CENTRALE DELLO SPACCIO NEI PRESSI DI PIAZZA SAN METODIO

Cosí, puntualmente, le forze dell’ordine sono costretti a intervenire in via Italia 103 e via Immordini 12 per togliere dalle strade le quantità di stupefacenti che questi delinquenti acquistano e preparano, ma non solo; i delinquenti di queste due piazze di spaccio si sostituiscono all’amministrazione comunale (che rimane in silenzio) e allo Stato arrogandosi i poteri di sorveglianza e di incarcerare liberi condomini.

Facebook tanto amato per costruirsi il proprio personaggio pubblico, sembra zittirsi quando deve condannare questi atti!

Cosí, come qualche giorno fa, gli Agenti della Squadra Mobile aretusea devono assistere al fuggi fuggi sui terrazzi o assistere a scene, in cui, si lanciano dosi di stupefacenti che potrebbero finire nelle mani di piccoli innocenti o ancora trovare appartamenti occupati abusivamente.

Nell’Operazione Demetra che ha dimezzato il clan di via Italia, evidentemente non è finito nè il finanziatore dell’acquisto degli stupefacenti nè il o la contabile.

I dubbi sono pochi: c’è un finanziatore (che magari ci guadagna) e c’è il contabile.

Speriamo che lo Stato, nonostante l’indifferenza di molti, pareggi il conto, anche con condanne pesanti.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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