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domenica, 13 Giugno, 2021

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Il poliziotto che aiutava la ‘ndrina: ‘il porco’

Era quasi la mezzanotte di un giorno di luglio 2018, quando Poco Gianluca Castagna, agente della Polizia di Frontiera in servizio al Porto di Gioia Tauro, invia un sms a Zhao Chengtian scrivendo: «Amore farà caldo stanotte non so se anche da te, bacio».

Peccato che ne l’amore ne Zhao Chengtian erano reali, ma solo Castagna e il destinatario del messaggio: Rosario Grasso, rampollo della famiglia di ‘ndrangheta, della Piana di Gioia Tauro, che sparisce all’istante.

Rosario Grasso sarà uno dei latitanti dell’operazione “Ares” condotta dalla Dda di Reggio Calabria contro le famiglie mafiose di Rosarno.

Il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri ha spiegato le circostanze all’Ansa, aggiungendo che, secondo l’accusa, è stato stabilmente stipendiato dalla cosca.

Come riporta il Corriere della Calabria, il poliziotto infedele è stato arrestato su disposizione del gip Tommasina Cotroneo al termine di un’indagine complessa, infatti per arrivare a quel messaggio sms, gli inquirenti, hanno dovuto incrociare migliaia di dati, comunicazioni, celle telefoniche.

Il “Porco”, così era soprannominato il poliziotto Castagna, avrebbe favorito spesso i membri del clan di Rosarno, permettendo al Grasso anche «di accedere clandestinamente al porto di Gioia Tauro per prelevare la sostanza stupefacente occultata nei container trasportati dalle navi».

Il Castagna, per la sua mansione, sarebbe stato prodigo di notizie «acquisite dai sistemi informatici in uso all’ufficio di polizia di Frontiera, concernenti le movimentazioni dei container e le rotte delle navi di interesse del Grasso per l’importazione di stupefacente dall’estero».

Secondo l’accusa, «la presenza del fedele servitore della cosca è emersa già molti anni orsono» nell’inchiesta “Pinocchio”, coordinata dalla Dda di Torino; inchiesta che ruotava sul business del narcotraffico – tra Torino, Calabria, Sudamerica, Spagna e Portogallo – in cui era coinvolto sempre Grasso e che «si serviva, per l’ingresso della sostanza stupefacente in Calabria, dell’ausilio di un soggetto avente un ruolo o un impiego all’interno del porto di Gioia Tauro, soprannominato “il Porco” e non identificato nell’ambito del procedimento».

In un’altra operazione, denominata Santa Fè, condotta sempre dalla Dda di Reggio Calabria, fin nel mirino nuovamente Rosario Grasso e, anche quella volta, venne rilevata «la stessa tipologia di ausilio».

Le prove a questo punto iniziano a diventare significative e iniziano le indagini sulla talpa.

Iniziano ad arrivare, oltre ai dati tecnici, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Giuseppe Di Marte, uno dei soggetti sfuggiti all’arresto grazie al messaggio di Castagna.

Il pentito racconta che «Nel messaggio il Grasso specificava che ad avvertirlo era stato il ‘Porco’. Il ‘Porco’ per Rosario Grasso era una fonte attendibile … un appartenente alle Forze dell’Ordine… era un soggetto nella piena disponibilità di Grasso Rosario che si era sempre interfacciato con lui. Il nome è Gianluca Castagna. Ho potuto riconoscerlo nel 2016 perché è stato raggiunto da un’ordinanza questo signore … mi sembra “Ape Green 2”», un’operazione della Dda nel corso della quale il poliziotto è stato arrestato assieme ai boss della cosca Commisso di Siderno.

Sempre Di Marte avrebbe dichiarato di aver riconosciuto ‘il porco’ in una foto segnaletica pubblicata sui giornali.

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