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venerdì, 18 Giugno, 2021

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Presto fuori 4000 detenuti

Le proteste che in questi giorni stanno avendo luogo in molte città italiane, strumentalizzate da frange violente, stanno alimentando polveriere pronte a deflagrare dentro le carceri italiani.

Se si considerano le strumentalizzazioni e le eventuali restrizioni ai colloqui con i familiari dei detenuti, in caso di lockdown, possiamo considerare che una miccia si sta innescando nelle carceri.

A tal proposito arrivano le prime dichiarazioni dei sindacati di Polizia Penitenziaria.

«In caso di rivolte violente non saremmo pronti. Siamo pochi, mal equipaggiati e senza alcun tipo di addestramento. Mancano almeno ventimila agenti rispetto alla dotazione organica ottimale, non abbiamo scudi né sfollagente. Sembriamo i Flintstones, quelli del cartone animato con la clava. Durante le sommosse di marzo la Polizia di Stato ha dovuto prestarci i caschi», dichiara a Linkiesta Gennarino De Fazio segretario generale della UILPA Polizia Penitenziaria. 

Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede sembra stia correndo ai ripari.

Un pacchetto di norme, contenuto nel decreto Ristori, prevede che le pene fino a 18 mesi potranno essere scontate a casa col braccialetto elettronico, a eccezione dei condannati per reati gravi.

Tra le nuove misure del governo ci sarebbero anche licenze straordinarie e permessi premio più lunghi.

Così usciranno cinquemila persone su un totale di 54.800 reclusi, con l’obiettivo di alleggerire gli istituti per recuperare locali e sezioni da destinare agli isolamenti.

Nel frattempo è partito il maxi concorso per l’arruolamento di 976 agenti nella Polizia Penitenziaria riservati ai militari VFP1/VFP4

All’attacco anche il segretario S.PP. Aldo Di Giacomo che in un comunicato scrive:

“Una norma per aumentare gli stipendi ai direttori dei penitenziari”.

“sembra ripetersi il copione della prima ondata di COVID-19 e come allora noi ribadiamo che bisogna chiudere le carceri verso l’esterno ossia impedire le visite con i famigliari e con tutte le figure non indispensabili, facendoli avere contatti solo con Skype e fornire di dispositivi protettivi tutti gli istituti penitenziari, ma l’amministrazione penitenziaria come allora brancola nel buio senza nessuna soluzione concreta”.

Nel comunicato scrive Aldo Di Giacomo ” Il garante dei detenuti proprio come allora chiede di fare uscire i detenuti perché sono troppi, proprio
come fece 8 mesi fa ed il ministro fece di tutto per accontentarlo”.

CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE. PRONTO UN NUOVO TANA LIBERA TUTTI, PRESTO FUORI ALTRI 4000 DETENUTI ED I DIRETTORI PENITANZIARI CERCANO DI AUMENTARSI LO STIPENDIO

Nel frattempo i casi di COVID-19 sono quasi 400 tra detenuti e personale penitenziario e sempre come allora l’amministrazione penitenziaria studia una norma che consenta di far uscire tutti i detenuti con un residuo pena non
superiore a 18 mesi con il braccialetto elettronico che come allora non sono disponibili.

Gridare alla vergogna sembra abbastanza inutile visto tutto quello che è successo nella prima fase: morti,
devastazioni, evasioni e 8mila detenuti usciti dal carcere.

Dall’altra parte il Ministero della
Giustizia è pronto ad inserire una norma che prevede l’aumento dello stipendio dei direttori penitenziari proprio quei dirigenti che hanno visto i loro istituti devastati.

Anche per questo sembra
inutile indignarsi perché è tutto in linea con la politica del D.A.P. e del Ministro della Giustizia ossia premiare chi non ha meriti particolari e continua a sbagliare senza porsi neanche il problema”.

La situazione reale purtroppo è un’altra – continua Di Giacomo – il COVID-19 dilaga nelle carceri; ad oggi i contagiati sono già il doppio rispetto alla prima ondata, destinati ad aumentare a dismisura visto che non c’è prevenzione reale. Pensare che basti far uscire qualche migliaia di detenuti per risolvere il problema appare sterile e pericoloso, non è bastato nella prima fase e non basterà neppure nella seconda.

Parlare di certezza della pena in questo caso è fuori luogo, considerato che
oltre 90 detenuti pericolosi di alta sicurezza usciti nella prima fase per paura di farli morire a causa
del COVID-19 ancora non sono rientrati e forse non rientreranno mai.

Liberare di nuovo migliaia di detenuti è diventato il modo di risolvere i problemi o forse il modo di non affrontarli o forse ancora peggio.

Se le premesse sono queste la seconda ondata di COVID-19 nelle carceri sarà peggiore della prima conclude Di Giacomo.

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