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venerdì, 18 Giugno, 2021

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Resoconto Rsf del 2020: Aumentano le vittime di giornalismo nei Paesi pacifici

Secondo il rapporto di Rsf (Reporter senza frontiere) nel 2020 sono stati uccisi 50 giornalisti in tutto il globo e secondo le statistiche la maggior parte lavorava in Paesi non in conflitto.

Il rapporto annuale di Reporters sans Frontières (Rsf), che monitora costantemente lo stato di salute del giornalismo nel mondo, rivela dati inconfutabili: dal 2011 a oggi, cioè in dieci anni, Rsf ha censito 937 vittime e secondo l’organizzazione potrebbero essere molte di più “le minacce alla libertà di informazione” che però non sono arrivate a causa della pandemia. 

Nel rapporto di Rsf si evidenzia la diminuzione dei giornalisti uccisi in zone di guerra a discapito di quelle in aumento nei Paesi pacifici: nel 2016, il 58% dei giornalisti è stato uccisi in zone di conflitto contro il 32% di quest’anno.

Tra i giornalisti uccisi in modo vile, Rsf sottolinea nel rapporto: in Messico, il giornalista Julio Valdívia Rodríguez del quotidiano El Mundo de Veracruz trovato decapitato e il suo collega Víctor Fernando Álvarez Chávez, fatto a pezzi nella città di Acapulco; in India, il giornalista Rakesh Singh Nirbhik, bruciato vivo, e il giornalista Isravel Moses, corrispondente della stazione televisiva del Tamil Nadu, ucciso con un machete.

Messico, Pakistan, Filippine, Honduras, ma anche l’Iran, l’Iraq e la Nigeria per fornire informazione in tutto il mondo per via delle proteste!

Pochi giorni fa, in Iran, è stato giustiziato il fondatore del canale Telegram Amad, il cosidetto “giornalista dissidente” Ruollah Zam.

Dal rapporto di Rsf: “l’indebolimento delle giornalisti non è solo il rischio della loro professione ma anche le leggi statali”.

Molti dei giornalisti uccisi nel 2020, come al solito, svolgevano lavoro investigativo, venti di loro – cioè quelli uccisi – indagavano su corruzione e appropriazione indebita di fondi pubblici, altri si stavano occupando di mafia e criminalità organizzata, altri di questioni ambientali.

“Sette giornalisti sono stati uccisi mentre fornivano notizie sulle proteste”, si legge nel rapporto; “In Iraq, tre giornalisti sono stati uccisi da un colpo alla testa sparato da uomini armati non identificati mentre coprivano le proteste”, ed ancora, “Un altro è stato ucciso mentre cercava di sfuggire agli scontri tra forze di sicurezza e manifestanti”. 

Il resoconto di Rsf è stato pubblicato in tutto il mondo per sensibilizzare governi e opinione pubblica

In Nigeria il clima per i giornalisti non è di meno.

Sono due le giornaliste, donne come potete intuire, a rimanere vittime del clima di violenza che accompagna le proteste e la brutalità di un’unità di polizia incaricata di combattere la criminalità.

Nel resoconto 2020 di Rsf non manca il numero dei giornalisti detenuti: 387, mentre è cresciuto del + 35% il numero di giornalisti arrestati, tale percentuale in aumento sarebbe tiene conto dei giornalisti arrestati quest’anno mentre coprivano informazioni sul Covid-19.

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