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venerdì, 18 Giugno, 2021

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Agguato a Siracusa:La morte del giornalismo di cronaca

E’ stato gambizzato stamane un venditore ambulante nella zona di viale Santa Panagia, a nord di Siracusa, è questo l’ennesimo atto della “cronaca” cittadina che evidenzia quanto sinora abbiamo raccontato con i nostri articoli.

Un agguato a colpi di pistola che firma le modalità di una criminalità che di certo non può essere casuale se si guarda all’intero contesto. (leggi questo articolo)

L’uomo è rimasto fortunatamente ferito, questa volta, e trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale Umberto I di Siracusa è stato già dimesso, ma c’è un “ma” nella dinamica che dovrebbe far riflettere anche i più scettici (e qui non si parla di vaccino Covid o scienza).

Sul luogo dell’agguato, dove gli agenti della Squadra mobile di Siracusa sono intervenuti, ci sono telecamere di sicurezza e quindi un indizio chiaro è stato lasciato “chi ha sparato non ha aveva paura di essere identificato”.

Se tornando con la mente alla settimana scorsa, sulla “bomba carta” al bar Viola, quando si evidenziava che eravamo in pieno centro, in un luogo con diversi punti con sistemi di videosorveglianza, ed anche lì le “telecamere” avevano inquadrato un “motorino con uomo a bordo” allontanarsi, possiamo ipotizzare che il “modus operandi” è simile.

La chiave di lettura sembra essere “colpire prima, chiedere dopo”, ma chi sono i pregiudicati liberi o agli arresti domiciliari, nella città aretusea, capaci di sparare con una pistola a sangue freddo e scappare, realizzare bombe carta e piazzarle anche in luoghi mai toccati prima?

Sull’agguato di stamane mancano delle rilevanze importanti per poter raccontare la “cronaca”, dalle foto sul luogo alle ipotesi forzate, come ad esempio che “chi ha sparato fosse a volto scoperto”; da qui la domanda nasce spontanea: “le telecamere di sicurezza hanno ripreso il soggetto o i soggetti, e quindi anche se era/erano a bordo di un motociclo o autovettura”, oppure “non c’erano telecamere” e a questo punto si spiegherebbe il perché ancora nessuno è stato catturato, ma c’è un’altra ipotesi…

Finalmente, ed è questa forse un’altra verità che brucia, si sta firmando nero su bianco che i “giornalisti” sono pagati a due lire e quindi non vale la pena a Siracusa seguire da vicino la “cronaca nera” o fare “inchiesta” e su tal proposito, non solo siamo d’accordo con la categoria, attendiamo chiarezza per ristabilire il ruolo dell’informazione pubblica che spetta ai lettori, così come garantito dalla Costituzione Italiana e dal Congresso dell’UE.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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