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Morto Raffaele Cutolo: il boss fondatore della Nuova camorra organizzata

È deceduto, all’età di 79 anni, il boss Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova camorra organizzata, era ricoverato nel reparto sanitario detentivo del carcere di Parma, lo stesso dove morì a fine 2017 Totò Riina.

Cutolo aveva problemi respiratori, il suo avvocato Gaetano Aufiero, legale del boss, ha dichiarato a LaPresse : “era ricoverato da diversi mesi nell’ospedale di Parma ed è morto per le complicazioni legate ad una polmonite a cui si è associata una setticemia del cavo orale”, lo stesso ha aggiunto “Le esequie si svolgeranno in forma privatissima ad Ottaviano”, paese natale di Cutolo.

Dalla notizia, pubblicata da FQ, si apprende che “dopo un primo ricovero nel febbraio di un anno fa, a inizio giugno i giudici del tribunale di Sorveglianza di Bologna avevano respinto il ricorso del boss alla sentenza dei magistrati di Reggio Emilia che, il 12 maggio, avevano rigettato la richiesta di detenzione ai domiciliari per motivi di salute, rispedendolo al 41bis. Il tribunale aveva spiegato che “la presenza di Raffaele Cutolo potrebbe rafforzare i gruppi criminali che si rifanno tuttora alla Nco, gruppi rispetto ai quali Cutolo ha mantenuto pienamente il carisma“. Cutolo “nonostante l’età e la perdurante detenzione rappresenta un ‘simbolo’ per tutti quei gruppi criminali” che “continuano a richiamarsi al suo nome”. Poi, a inizio agosto, le sue condizioni erano nuovamente peggiorate, tanto da imporre un nuovo ricovero in ospedale”.

Detenuto in regime di 41-bis dopo le condanne in via definitiva a 14 ergastoli, ultimamente il suo nome è stato fatto nel maxi processo “Rinascita-Scott”.

Oltre alle stagioni sanguinarie che vanno dalla fine degli anni ’70 alla fine degli anni ’80 e colpevole degli omicidi dell’ex vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia e per il delitto di Marcello Torre, avvocato e sindaco di Pagani, la sua storia occulta fa parte di alcuni momenti della storia e misteri italiani, come nella trattativa tra la Democrazia Cristiana e le Brigate Rosse per la liberazione dell’assessore campano Ciro Cirillo, rapito il 27 aprile 1981 e liberato il 24 luglio 1981 e quella mai risolta per la liberazione di Aldo Moro.

Raffaele Cutolo era soprannominato “ò professore”, nato ad Ottaviano, in provincia di Napoli, il 4 novembre 1941, nel 1983 sposò Immacolata Jacone, nel corso di un matrimonio celebrato nel carcere dell’Asinara.

Mentre si trovava in detenzione creò la “Nuova camorra organizzata”, un’organizzazione piramidale e paramilitare, al cui vertice c’era solo lui e nella gerarchia veniva chiamato il ‘Vangelo’.

Trasferito per infermità mentale nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa, riuscirà ad evadere il 5 febbraio del 1978 grazie ad una carica di nitroglicerina piazzata all’esterno dell’edificio che squarcerà le mura.

Sarà quella latitanza a fargli stringere avvia rapporti con la ‘ndrangheta, con Renato Vallanzasca, con Francis Turatello per il commercio della cocaina e con la Banda della Magliana.

Gli anni della popolarità – Il terremoto dell’Irpinia del 1980 sarà il terreno per fare soldi con gli appalti della ricostruzione. Non esiterà a fare fuori il sindaco di Pagani Marcello Torre, colpevole di aver bloccato l’assegnazione di un appalto ad una ditta collegata con la Nco. La popolarità della sua nuova organizzazione cresce. “Dicono che ho organizzato la nuova Camorra – dirà allo storico e politico Isaia Sales – Se fare del bene, aiutare i deboli, far rispettare i più elementari valori e diritti umani che vengono quotidianamente calpestati dai potenti e ricchi e se riscattare la dignità di un popolo e desiderare interamente un senso vero di giustizia, rischiando la propria vita per tutto questo, per la società vuol dire camorra, allora ben mi sta quest’ennesima etichetta”.

Sul “caso Cirillo” e le dichiarazioni su Aldo Moro furono rilasciate da Cutolo alla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli (il pm Ida Teresi e il capo della Dda dell’epoca, Giuseppe Borrelli, attuale procuratore a Salerno), nelle dichiarazioni rivelò di avere avuto la possibilità di impedire l’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate RosseRosse, nel verbale del 25 ottobre del 2016, dichiarò “Potevo salvare Moro ma fui fermato“.

Sempre FQ scrive a riguardo: Cutolo si concentrò in particolare sulla trattativa intercorsa per la liberazione dell’assessore regionale Ciro Cirillo rilasciato il 27 aprile 1981 pochi mesi dopo il rapimento e il pagamento di un riscatto di 1 miliardo e 400 milioni di lire. Nel periodo in cui era recluso nel carcere di Ascoli Piceno, proprio quando fu intavolata la trattativa per la liberazione di Cirillo, Cutolo raccontò di aver incontrato diversi politici venuti a perorare la causa dell’assessore Dc. Poi parlò del suo mancato coinvolgimento nella possibile trattativa per Moro e disse che il ministro dell’Interno dell’epoca, Francesco Cossiga, “si rifiutò di incontrarmi”.

Nel ’78 Cutolo era latitante e si sarebbe fatto avanti per cercare, sostiene lui, di salvare Moro.

“Per Ciro Cirillo si mossero tutti, per Aldo Moro nessuno, per lui i politici mi dissero di fermarmi, che a loro Moro non interessava”.

Lo scrittore Roberto Saviano sui suoi social ha scritto: “Cutolo fu un boss potente, più di un primo ministro. Un potere che lo tenne in carcere tutta la vita; i segreti, che si porta nella tomba, non riuscirono a ricattare il potere politico che l’aveva usato. Uomo violento e disperato partorito da un un territorio violento e disperato“.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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