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venerdì, 18 Giugno, 2021

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Pietro Amara, l’amara delusione della “vita democratica”

Ascoltato da varie procure, anche se i suoi racconti presentano spesso omissioni, colui che si definiva “un piccolo legale di provincia”, si scopre che aveva legami con un mondo legato al potere “affaristico – politico – giuridico – finanziario” di tutto rispetto.

Il piccolo legale di provincia – così si definitiva – l’avvocato Pietro Amara sembra aver scalato “monti” che nessun essere “normale” potrebbe immaginare.

L’avvocato, ora collaboratore, di questa procura aretusea e domani chissà, ha riportato alla ribalta “legami” antichi quanto la mafia dalla Sicilia a Roma, fino ad accusare l’ex premier 5S Giuseppe Conte (notizia che cavalca l’onda mediatica in questi ultimi giorni).

Pietro Amara, che fino a qualche settimana fa ci chiedeva di omissare il suo nome e alcuni articoli, è sceso agli onori delle cronache sempre per il fattaccio del “Sistema Siracusa”, condotto da una indagine messinese dopo la denuncia di alcune toghe del tribunale di Siracusa e che culminò nell’arresto di un gruppetto al centro del potere, tramite l’ex pm di Siracusa, Giancarlo Longo (condannato a risarcire l’erario per 300mila euro per il danno d’immagine provocato alla magistratura, dopo aver patteggiato cinque anni per quel «sistema»), che gestiva a piacimento le indagini, favorendo in particolare imprenditori a lui vicini.

L’avvocato di provincia, tra i tanti coinvolti nel “Sistema Siracusa”, sembra non solo essere rimasto in piedi, ma addirittura sembra che lo stesso possa giovare alla battaglia dell’unico grande accusato del Csm, ovvero Luca Palamara.

Pietro Amara, infatti, ha patteggiato per i suoi reati (ed è questa la cosa più strana del sistema giudiziario) tre anni a Roma e quattordici mesi a Messina, chiudendo una partita di “reati” senza precedenti per aver scelto di «collaborare», ma collaborare per cosa e a quale indagini di “sotto sistema politico – giudiziario” se solo i “poveri cristi” vengono indagati e imputati in tempi record?

Su queste vicende ne potremmo raccontare senza fermarci, come – ad esempio – il caso di un uomo che rimette una denuncia e dopo un mese finisce indagato e sotto processo senza costituzione di parte civile (giustizia o accanimento?).

Dalle accuse fatte a ENI, l’avvocato Pietro Amara, finisce – come già accennato – nell’affaire Palamara, per un giro d’informazioni che sono raccolte da pm della capitale sull’indagine che lo vedono coinvolto a Messina, travolgendo anche l’amico sodale Fabrizio Centofanti, ma non è finita…

Amara rientra nell’indagine romana a carico del presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi per induzione indebita e per l’assunzione, nel 2017, di Giada Giraldi, raccomandatagli da Centofanti, su «suggerimento» proprio di Patroni Griffi. A tal proposito IlGiornale scrive che secondo i pm, dietro all’induzione a non licenziarla arrivata ad Amara dal presidente del Consiglio di Stato, ci sarebbe anche un contenzioso amministrativo su cui avrebbe dovuto decidere il collegio presieduto da Patroni Griffi e che vedeva una delle controparti «assistita» proprio da Amara.

Ed è proprio a Milano, dove Amara viene interrogato sulle faccende Eni, che spuntano delle dichiarazioni su logge massoniche, tra cui la loggia “Ungheria” di cui, secondo Amara, farebbero parte alcuni illustri magistrati come Sebastiano Ardita, consigliere del Csm.

Sempre in quei verbali, Amara, si parla dell’ex premier Conte che avrebbe ottenuto grazie a lui 400mila euro di consulenze dalla società Acqua Marcia nel 2012, ma non solo, il “collaboratore Amara” parla di magistrati, facendo nomi e cognomi, che gli avrebbero chiesto una mano per ottenere incarichi e promozioni.

E cosa succede?

Quei verbali che dovevano rimanere «secretati», scrive IlGiornale, finiscono consegnati dallo stesso pm Paolo Storari a Piercamillo Davigo, all’epoca ancora al Csm, e spediti poi al consigliere del Csm Nino Di Matteo in forma anonima, e sempre anonimamente anche a due quotidiani.

Scatta così l’ennesima indagine romana e viene indagata per calunnia Marcella Contrafatto, ex segreteria del giudice Piercamillo Davigo che, interrogata, è rimasta in silenzio.

Mentre il legale di Amara, Salvino Mondello dichiara, a proposito della fuga di notizie: «I verbali degli interrogatori dell’avvocato Piero Amara davanti ai pm milanesi sono secretati. Io non ne ho e non ne ho neanche mai chiesto copia proprio perché sono secretati», i nuovi veleni si accalcano a ciò che rimane del Consiglio Superiore della Magistratura.

Com’è possibile notare, tutto nasce nuovamente dalla “gola profonda” di Pietro Amara su dichiarazioni rese alla Procura di Milano che avrebbe un registro di nomi da indagare ma sembra bloccato.

C’è molto di più in questa storia d’intrecci e verbali segretati che girano di mano in mano, tranne ciò che Pietro Amara potrebbe veramente sapere «come funziona la giustizia in Sicilia»?

Quel libro di Alessandro Sallusti e l’ex togato Luca Palamara sembra aver toccato un po’ tutti, soprattutto quell’intreccio tra magistratura, politica e informazione sembra davvero “smascherare” la vita democratica del nostro Paese soggiogata da oltre vent’anni da un “gioco sporco”.

In primo piano rispuntano i nomi di giornalisti del Fatto Quotidiano e di Repubblica che ricevono informazioni e invece di indagare, verificare ed eventualmente scrivere decidono di rivolgersi alla Procura della Repubblica che per mesi sembra non trovare nulla.

Questa storia (tutta italiana) è una delle tante in cui i «colpevoli la faranno franca» e la «presunzione di innocenza» è solo un titolo di cui pochi possono fregiarsi.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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