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venerdì, 25 Giugno, 2021

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Libro consigliato

La storia della mafia in Sicilia e dei servizi segreti deviati. Analisi delle Commissioni Parlamentari sul fenomeno mafioso ed economico in Sicilia, fino al depistaggio sulla strage di Portella della Ginestra.

Stupefacenti e bella vita a Siracusa e in carcere

Continua senza sosta la lotta, da parte delle forze dell’ordine, contro gli spacciatori delle varie piazze di spaccio.

Nonostante i continui sequestri da parte delle forze dell’ordine, gli stupefacenti sono ritrovati in ogni posto dentro le famose “piazze di spaccio”, quasi a significare che i “piccioli” non mancano per comprare il veleno immesso nelle strade, tramite spacciatori professionisti e occasionali.

Da anni il fenomeno, nonostante il forte contrasto, non sembra arrestarsi, come non sembra arrestarsi il viaggio dei “corrieri” nonostante le limitazioni dei Dpcm e dei decreti.

Insomma, zone e colori bloccano l’economia e aumentano la povertà tranne quella degli assuntori e dei “venditori di stupefacente”.

Concetto chiaro ed espresso in forma comprensibile per tutti!

In carcere, parliamo sempre di Cavadonna, continua lo stesso tran tran.

Mini smartphone, stupefacenti e festicciole tra detenuti non mancano, ed anche questa è una realtà ormai consolidata e che non si riesce a fermare.

C’è chi va in carcere a parlare con i propri cari e tenerli informati della propria famiglia, ma c’è chi va solo ed esclusivamente per far entrare sostanze e oggetti proibite.

Nonostante i continui controlli, sembra che nulla sia ritrovato nelle celle dei detenuti, speriamo che anche su questo i due collaboratori, Sardo e Capodieci, possano fare un po’ di luce.

Dai droni ai palloni da calcio imbottiti, dalle parti intime di donne e ragazzine, sembra che dall’esterno la complicità non manchi, e a pagarne le conseguenze sono tutti i detenuti, anche chi vorrebbe mettere la testa a posto.

Purtroppo in carcere la vita, soprattutto tra i comuni, non è messa meglio di chi vive o vorrebbe vivere onestamente nei quartieri in mano agli spacciatori.

Di denunce fatte in carcere, ne abbiamo viste tante, soprattutto dal plurilaureato boss Alessio Attanasio, ma mai abbiamo letto una lettera o una denuncia dall’esperto in materie giuridiche (così è definito oggi Alessio Attanasio) per far capire – anche storicamente – perché nel nostro sistema giudiziario la pena carceraria è una rieducazione.

Estirpare il male dentro i carceri non è una necessità per alcuni, ma per altri è un obbligo per portare avanti una campagna di sensibilizzazione per chi veramente si è pentito della scelta sbagliata, e così aiutarlo a vivere e sostenerlo.

Si parla spesso di razzismo, ma a conti fatti, i veri problemi nessuno intende affrontarli, l’importante è aggredirli o farli passare per “giustizialisti” quando tutti sappiamo, contrariamente, che le condanne sono emesse nei tribunali e noi non facciamo altro che riportarle!

Siamo distanti anni luce da quella che le nazioni unite, con l’art.19, hanno identificato come libertà d’informazione, qui vige il famoso “tu cusì” e “iu sugnu”.

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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