19.4 C
Comune di Avola
venerdì, 18 Giugno, 2021

Accedi - Abbonati

spot_img

Forze dell’ordine denigrate alla vigilia della commemorazione sulle stragi

Giorno 23 maggio sarà celebrata la Giornata nazionale della legalità e ciò che sta succedendo nella provincia di Siracusa da alcuni anni a questa parte, ci riporta a riflettere.

La data è simbolica, in questo giorno saranno commemorare le vittime delle stragi di Capaci e via D’Amelio, per l’appunto, in ricordo di quel fatidico 23 maggio e 12 luglio del 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte.

Mai come oggi, in particolare in Sicilia e Calabria, ci attendiamo una seria riflessione, nei vari discorsi e talk show, considerato quanto è accaduto e sta accadendo.

Come tutti sapranno, la commemorazione per le stragi, in particolare per i due giudici antimafia che sono stati assassinati brutalmente col tritolo, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, dovrebbe ricordarci l’impegno di tutte quelle persone, uomini e donne, magistrati e forze dell’ordine, cittadini, collaboratori e testimoni di giustizia, ma anche di quei giornalisti che in quegli anni hanno lottato, anche denunciando, il potere mafioso e di corruzione, di quegli anni di piombo, una vera “mattanza” anche mediatica.

Purtroppo, però, questa vigilia del 23 maggio, (la ventinovesima commemorazione) è segnata dai tanti che ricordano e vogliono ancora imboccarci che l’unica ideatrice delle stragi e degli attentati in Italia fu la mafia.

Eppure basterebbe seguire ciò che i vari collaboratori di giustizia stanno denunciando nel secondo maxi processo della storia, il processo “Rinascita Scott”.

E mentre tanti discutono sui verbali e il “trojan” che ha colpino l’ex togato Luca Palamara, in molti sembrano non seguire quel filo logico dell’avvocato di provincia Piero Amara che parla di “logge”.

Amara e Palamara, due facce della stessa medaglia, che hanno avuto il modo di capire e manomettere la “giustizia”.

Tra agenti dei servizi, imprenditori, magistrati e chissà chi altro, adesso è saltata fuori la “vergogna” di un sistema emblema della democrazia italiana.

In questi ultimi anni abbiamo assistito al “massacro” e al “mascheramento” di alcune figure importanti nella lotta al crimine organizzato, per favorire i “soliti noti”.

È stato un disastro a livello culturale e dell’informazione pubblica che ha favorito, al contrario, il ripetersi di minacce e aggressioni per chiunque denunciasse pubblicamente.

Ad un tratto ci siamo ritrovati catapultati a quegli indimenticabili anni 80/90.

Come d’incanto, la paura di essere denunciati e di smettere di denunciare si fa forte, ma se si ferma l’informazione pubblica e le sue inchieste, chi potrà incoraggiare i cittadini a denunciare?

Proprio in questi giorni a Siracusa, abbiamo saputo (forse per ultimi) che il pentito Francesco Capodieci ha accusato servitori dello Stato nelle dichiarazioni che sta rilasciando alla DdA di Catania.

Per la cronaca, sia noi che altri, eravamo a conoscenza di queste dichiarazioni già dopo pochi giorni, che l’ex capo del gruppo del Bronx, aveva deciso di collaborare con la giustizia.

Proprio per la velocità con cui queste dichiarazioni sono state fuori, ci aspettiamo che chi di dovere chiarisca questa strana vicenda.

Nonostante la diffusione delle voci, al quanto strane considerato che le dichiarazioni dovrebbero essere ancora segrete, abbiamo notato che molte di esse sono già di dominio pubblico.

Oggi, per modo di dire, questi servitori dello Stato sono stati sollevati dal loro incarico e trasferiti ad altri uffici, qualcuno (secondo nostri fonti) sembra che sia pure dimesso per la mancanza di fiducia che lo Stato gli ha riservato senza avviare nessuna indagine, così ci siamo resi conto che il tema “giustizia-legalità” assume contorni diversi a secondo del vantaggio personale che se ne può trarre.

Come molti sono a conoscenza, questa vicenda ci tocca da vicino considerate le volte che ci hanno soffiato le inchieste e le tante in cui ci hanno censurato.

Ad un tratto sembra che tutti siamo mafiosi o collusi, e per tale pregiudizio non siamo degni di essere ascoltati.

Certo è, che si rimane stupiti come tanti collaboratori di giustizia non abbiano mai accusato colletti bianchi, come dire “in Sicilia lo Stato ha sbagliato a pensare che ci siano stati Comuni in odor di mafia“.

Il paradosso divenuto realtà e il metodo Falcone è un’illusione.

Ad ogni modo, noi resteremo a fianco di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine e cittadini onesti fino a prova contraria, crediamo che il diritto di “presunzione di innocenza” (soprattutto se accusati da chi per anni è stato dalla parte opposta) è un atto dovuto.

Non dimenticheremo mai gli attacchi mediatici, subiti anche durante i talk show, da Giovanni Falcone, abbiamo imparato tanto, soprattutto come può mettersi in movimento la cosiddetta “macchina del fango” per chi ha saputo dare la vita ed è stato poco o per nulla ascoltato!

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

Ti piace l'articolo?

Per eventuali richieste di rettifiche, inviare una email cliccando qui!

Potrebbero interessarti

Rimani in contatto

83FollowerSegui
63FollowerSegui
1,400IscrittiIscriviti
- Advertisement -spot_img

Ultimi articoli