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venerdì, 11 Giugno, 2021

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Trattativa Stato-mafia: Botta e risposta tra Mannino e i Pm

La Procura generale di Palermo ha depositato oggi presso la cancelleria della Corte d’assise di appello di Palermo una memora lunga 78 pagine in cui parla di “manifesta illogicità della motivazione assolutoria” di Mannino “con riferimento ai fatti in precedenza accertati nel procedimento a carico dello stesso per concorso esterno in associazione mafiosa, indicativi di pluriennali rapporti con importanti esponenti mafiosi”.

La memoria porta la firma dei sostituti procuratori Giuseppe Fici e Sergio Barbiera.

La Procura chiarisce che “non si mette in discussione il giudicato assolutorio” ma che c’è la “necessità di parlarne” per evidenziare alcuni fatti.

La notizia è riportata dall’Adnkronos che afferma di essere in possesso della memoria.

Nella memoria depositata, a firma dei sostituti procuratori, composta da 21 i capitoli, si parla di “motivazione illogica con travisamento del fatto, con riferimento alla verosimile consapevolezza e alla verosimile approvazione da parte del dottor Paolo Borsellino dell’iniziativa dei carabinieri Mori e De Donno di agganciare Vito Ciancimino”.

Inoltre, i pm, parlano anche di “un travisamento della prova con riferimento alle dichiarazioni rese da Agnese Borsellino in merito a quanto riferitogli dal marito pochi giorni prima di essere ucciso sul fatto che il generale Subranni ‘era punciutu'”.

Gli imputati, per il reato di minaccia a Corpo politico dello Stato, sono gli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe De Donno e l’ex capo del Ros Antonio Subranni, l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà e il pentito Giovanni Brusca.

Tutti imputati, tranne Brusca per cui fu dichiarata la prescrizione, sono stati condannati a pene pesantissime. La Corte d’Assise d’appello ha dichiarato prescritto il reato di calunnia contestato a Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che in primo grado aveva avuto 8 anni. Secondo i giudici il reato si sarebbe prescritto il 2 aprile 2018, prima dunque della sentenza di primo grado.

Per la Procura generale “le motivazioni del giudice di primo grado del processo Mannino sono approssimative e confuse anche nella ricostruzione del percorso argomentativo dell’accusa, mentre quelle dell’appello sembrano più che altro incentrate a enfatizzare ogni possibile criticità, a volte con evidente travisamento dei fatti, piuttosto che valutare la coerenza del ragionamento dell’organo requirente”.

“In questo diverso procedimento – spiega l’accusa nella memoria – proprio a causa della separazione della posizione dell’uomo politico che temeva di essere ucciso da Cosa nostra, ciò che costituisce l’antefatto alla contestata trattativa e, cioè, l’attivismo di Mannino che per le minacce ricevute si rivolge a Bruno Contrada e ad Antonio Subranni, non sempre è stato esplorato in modo compiuto”.

I magistrati dell’accusa fanno poi riferimento a una “omessa e contraddittoria motivazione in merito alle dichiarazioni di Liliana Ferraro”, l’ex direttrice degli Affari penali ai tempi di Giovanni Falcone.

E poi, ancora, citano “l’omessa motivazione in merito alla intercettazione della conversazione telefonica del 25 novembre 2011” tra l’ex Presidente del Senato Nicola Mancino e l’ex consigliere giuridico dell’ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano “riguardano alla nomina di Francesco Di Maggio a vicedirettore del Dap”.

Puntano anche sulla “illogicità della motivazione e travisamento dei fatti con riferimento alle dichiarazioni rese da Fernanda Contri”. “Se, nel rispetto della legge del 2017 ritenuta conforme ai principi costituzionali, sulla vicenda Mannino è calato il sipario, le censure prospettate dall’accusa rimaste irrisolte non possono che indebolire il peso del giudicato assolutorio in favore di Mannino in questo diverso procedimento a carico degli imputati” di questo processo.

E sottolineano che è “doveroso rappresentare anche in questo giudizio le doglianze rimaste senza risposta nel parallelo giudizio con rito abbreviato”.

Mannino replica ai Pm “Ciò malgrado, come se niente fosse la Procura Generale, anticipando che non condivide la Cassazione, afferma il principio della immutabilità dell’accusa – dice ancora Mannino – La fissazione è peggio della malattia, diceva Camilleri”.

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