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venerdì, 18 Giugno, 2021

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Strage di Bologna, Vincenzo Vinciguerra e Paolo Bellini

L’ex esponente della destra eversiva, in aula, ha detto «La strage dell’Italicus è stata una reazione contro Paolo Emilio Taviani per aver destituito Federico Umberto D’Amato».

Per la seconda volta, nell’ambito del nuovo processo sulla strage del 2 agosto 1980, Vinciguerra Vincenzo cerca di ricostruire cosa accadde quel giorno, in qualità di ex esponente di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale.

L’imputato principale in questo processo è Paolo Bellini, ex componente di Avanguardia Nazionale, che ebbe contatti col mafioso morto in carcere Nino Gioè (un suicidio – omicidio di cui si attende ancora risposta).

Imputati anche l’ex carabiniere Piergiorgio Segatel per depistaggio e Domenico Catracchia, amministratore di alcuni immobili di via Gradoli a Roma usati come rifugio dai Nar, per false informazioni al pm al fine di sviare le indagini.

Vinciguerra, rispondendo alle domande del Pm, ha parlato anche dell’omicidio del giornalista Mino Pecorelli e Ustica e ha cercato di inquadrare il ruolo di Avanguardia Nazionale negli anni 60 e 70.

Riportiamo un passaggio del teste durante l’esame: «Avanguardia aveva una doppia struttura, una ufficiale e una altra clandestina con il compito di recepire informazioni. C’erano elementi quadro che agivano allo scoperto ed elementi operativi clandestini che si infiltravano in partiti e movimenti di sinistra per conto del ministero dell’Interno. Avanguardia nazionale nella mia esperienza è stata una struttura con compiti specifici, ma poi ho dovuto convenire che era una struttura spionistica».

Per quanto riguarda i rapporti tra Avanguardia Nazionale e la ‘Ndrangheta, in particolare quella di Reggio Calabria, ha riferito: «Nel 1976 in Spagna ospitammo un ragazzo che aveva commesso un omicidio non politico, ammazzando un delinquente. Fu il nostro referente calabrese a chiederci di ospitarlo su richiesta degli amici degli amici. I rapporti con la ‘Ndrangheta sono stati molto forti al tempo del Golpe Borghese. Quello con la ‘Ndrangheta non era solo un accordo strumentale, ma di tipo organico: la ‘Ndrangheta vedeva Avanguardia come una forza che poteva mettersi contro lo Stato».

Paolo Bellini, già in passato, ha parlato di una seconda “trattativa” nel processo “’Ndrangheta stragista”, dichiarò nel corso di quel processo: «Antonio Gioè mi disse di una trattativa fra Cosa nostra, i piani alti del Governo e del collegamento con gli Stati Uniti, poiché c’era un parente di Totò Riina».

Paolo Bellini, già indagato a suo tempo è stato poi prosciolto proprio per l’attentato di Bologna

Nel processo “’Ndrangheta stragista” ricostruì la piramide il testimone Pasquale Nucera.

Secondo il testimone esisteva un comitato d’affari composto da ‘ndrangheta, cosa nostra, massoneria, pezzi deviati dello Stato e politici.

Gli imputati al processo sono Rocco Santo Filippone e il boss Giuseppe Graviano quali presunti mandanti degli agguati nei confronti dei carabinieri nella stagione delle stragi.

Al procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo, Nucera racconta di una ‘ndrangheta minore e maggiore e criminale. 

«Sopra c’è il Vangelo, che è un dono che viene dato a chi ha commesso anche un omicidio, ma anche a chi aveva contatti con il mondo massonico. Io ero vicino a quella realtà, poi ho deciso di collaborare. Tuttavia conoscevo diverse persone vicine a quel mondo ed a Licio Gelli, come ad esempio Pazienza» (ex agente dei servizi e faccendiere, che ha avuto accesso ad informazioni di rilievo in alcuni dei più oscuri misteri d’Italia, ndr).

Nucera parla anche di un quarto livello

Per il testimone c’è un livello che sta sopra tutti gli altri ed è il cosiddetto “quarto livello”, del quale facevano parte sia esponenti di ‘ndrangheta che di Cosa nostra, a tal proposito dice: «Un mio parente, Turi Scriva, ad esempio, controllava il traffico di sigarette e conosceva molti palermitani. Penso a due fratelli, uno che aveva sempre macchine sportive, Tano Badalamenti. C’erano anche i Santapaola che avevano rapporti con la cosca Iamonte».

Nucera collega i contatti tra servizi segreti proprio a questo quarto livello

Rispondendo al procuratore afferma: «Sì, la massoneria ha usato molto la ‘ndrangheta», continuando racconta «Si trattava ovviamente di logge deviate, dove tutti mettevano un componente della cupola al proprio interno. Così accadeva anche per i servizi. Ed ecco che si gestivano lavori, appalti, voti, posti di lavoro ed i grandi affari di narcotraffico».

Su Gelli, della P2, afferma: «L’ho conosciuto a Roma, avevamo un appuntamento per gli appalti delle Ferrovie, il doppio binario che da Reggio andava fino a Saline Joniche. E c’erano anche dei politici fra cui uno che aveva una villa a Bocale e che poi lo hanno ammazzato, si tratta di Ligato. C’era pure qualche politico cosentino e della Piana di Gioia Tauro. A questa riunione io sono andato per accompagnare altra gente di cui ora, dopo 40 anni, non ricordo il nome».

La figura di Andreotti

Sempre Nucera fa emergere il nome di Giulio Andreotti, affermando «Il suo era un ruolo molto importante. Questo comitato era arrivato ad un punto alto e strategico per la politica. Un comitato d’affari che ad un certo punto si allarga alla politica ed alla massoneria, occupandosi di finanziamenti italiani ed europei». «Andreotti era la democrazia cristiana, aveva i rapporti con la Chiesa».

Il testimone fa anche riferimenti a logge templari legate al Vaticano: «Si tratta formalmente di associazioni benefiche, regolarmente iscritte in Prefettura», Nucera si riferisce a i cavalieri della Croce di Malta «cui era legato anche Vittorio Canale. Lui stava in Costa Azzurra ed io lo conobbi perché dormivo in un locale suo. Me lo hanno presentato mentre fuggivo, considerato che in quel periodo avevano chiesto la mia estradizione». Ma chi era Vittorio Canale? «Lui stesso mi disse di essere legato ai De Stefano ed ai Libri. Una sera lo vidi vestito con dei paramenti ed un mantello e mi disse di far parte dei Cavalieri della Croce di Malta. Si trattava di massoneria deviata, avrei dovuto farne parte anch’io, ma poi sono entrato in un altro ordine il cui fondatore era mio genero».

L’omicidio del giudice Scopelliti

Nonostante le sue dichiarazioni fossero datate, Nucera ricorda bene l’omicidio del giudice Scopelliti.

«A Villa San Giovanni ‘ndranghetisti e massoni hanno deciso di eliminare il giudice Scopelliti. Mi hanno detto che è sceso anche tale “Santoro”, ossia Bagarella, a sistemare la cosa. Proprio tale Santoro era presente anche a Santa Margherita Ligure, all’incontro chiesto per sistemare l’affaire Barreca. Ed è lì che diceva di avere un problema con il maxi processo. Ciò mi fu raccontato da uno degli Iamonte. A Villa San Giovanni c’era stato anche un incontro con il commercialista di Riina, Mandalari. C’erano gli Zito, i Garonfalo, i Labate, gli Iamonte, qualcuno della Piana, dei Piromalli e uno della famiglia Rugolo».

Il testimone parla di mercenari che erano stati assunti per far evadere Totò Riina

Nucera è stato anche nel Golfo Persico per 22 giorni a combattere ed è proprio lì che conobbe i mercenari, gli stessi che avrebbero dovuto occuparsi dell’evasione di Totò Riina.

A tal proposito, ricorda Nucera, ci fu un incontro fra Vittorio Canale, il figlio di Domenico Libri, Domenico Broccoletti del Sismi e un agente libico. L’incontro avvenne in un hotel di Nizza, vicino Montecarlo. «Broccoletti e l’agente libico – spiega Nucera – mi disse che avevano chiesto a Canale di organizzare l’evasione di Riina dal carcere. Gli avevano dato una rata da 100mila dollari che dovevano servire per assoldare 20 mercenari e procurare un elicottero».

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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