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venerdì, 25 Giugno, 2021

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La storia della mafia in Sicilia e dei servizi segreti deviati. Analisi delle Commissioni Parlamentari sul fenomeno mafioso ed economico in Sicilia, fino al depistaggio sulla strage di Portella della Ginestra.

La lezione della DdA di Catanzaro alle varie procure e ai falsi pentiti

Sul ruolo della moglie e della figlia, per esempio, dice: «Dottò, allora scusa, no? …voi state parlando di ruoli e non ruoli, io secondo me non hanno nessun ruolo, perché il ruolo che loro hanno, l’hanno perché diciamo nta quella tavernetta era un centro operativo, io parlavo là, loro ascoltavano magari e non è perché ero là che parlavo e quando ascoltavo loro erano complici di quello che facevo io».

Anche per quanto riguarda suo fratello Domenico Grande Aracri, coinvolto nel procedimento “Farmabusiness” – sull’affare illecito del traffico dei medicinali nel quale la cosca avrebbe investito denaro provento di attività criminali – il boss di Cutro da un lato dice di non saperne niente, dall’altro afferma sicuro: «Ma se c’è stato mio fratello Domenico, sicuramente… sicuramente se c’era qualche cosa di illecito sicuramente non si mintìva, sicuro, sicuramente al cento per cento». Il procuratore Guarascio gli fa notare che «Questo lei non lo sa. Lei della questione dei farmaci non sa praticamente nulla».

«Allora, no perché mia moglie non sa fare na “O” cu nu bicchiere diciamo, capite il problema? Allora, no? …mia moglie ogni volta magari quando mio nipote si sedeva al tavolo, parlavano lì e poi gli faceva: “Marì…”, o, “…signora, voi che dite, è giusto così?” E quella dice: “Sì, è giusto”. Poi magari non sapeva nemmeno di che cosa si parlava».

Sull’argomento della Farmabusiness, interrogato Nicolino Grande Aracri, non solo ridimensionava la portata del dialogo «intrapreso fra i maggiorenti della sua famiglia, ma pure – scrive la Dda – attaccando la caratura criminale del nipote Salvatore Grande Aracri in seno al sodalizio da lui capeggiando giacché, col suo atteggiamento, aveva “inguaiato” i suoi familiari».

«Perché mio nipote Salvatore “u Calamaro”, chiddu dha, no? …quello là no? … – dice Grande Aracri il 21 aprile 2021 – pìava, si presentava a ra casa, s’assettava dha comu u Papa, d’accussì si mintìa e parlava con tutti quanti là, parlava con tutti quanti, magari quello parlava anche con le donne, parlava di qualsiasi cosa parlava pure cu i fimmini. Però alla fine mettiamo, no? …voi vedete, no? …voi vedete se quando c’ero io se quello lì qualche volta ha venuto dha a parlare cu mmia!».

Grande Aracri si dice arrabbiato col nipote perché ha coinvolto i parenti «dentro queste storie». «Ma è normale ca sugnu arrabbiato, perché hanno coinvolto i miei familiari nta ‘sti storie dhuocu. È normale». Quindi se poi moglie e genero rispondono è colpa del nipote che ha aperto il discorso e li ha coinvolti. «Sì, ma io sto dicendo… ma scusate, ca parlu io ca sugnu u patruna d’a casa, u capu d’a casa, parlu ia e che venite voi come nipote e v’i partiti e Reggio Emilia v’azziccati e v’assettati dha a lu tavulu e parrati dei fatti vostri e poi magari c’è anche mia moglie e i miei figli e magari ti risponde i miei figli o mia moglie». (fonte CorrieredellaCalabria)

Nicolino Grandi Aracri può rimanere al 41/bis, anche se questa sarà stata una bella notizia per i “colletti bianchi”, non abbiamo bisogno di “finti pentiti” o altri depistaggi.

Il segnale inviato dalla Procura di Catanzaro è forte e dovrebbe essere condivisa da molte procure, la scelta di collaborare con la giustizia non è un gioco o un contratto imposto da chi decide di pentirsi, è un contratto in cui sin dall’inizio si ravvede il pentimento o no del mafioso o colletto bianco.

Ci vorrà tempo per capire quale mossa Nicolino Grandi Aracri volesse mettere in atto, forse un segnale ai “massoni” per dire “fate di tutto per far cadere il 41/bis e le restrizioni carcerarie, o muore Sansone con tutti i Filistei”, di certo, dopo tanti anni di processi su “stragi e stragismo”, in tanti avranno capito, soprattutto dopo il clamore suscitato della scarcerazione di Giovanni Brusca, diventato fondamentale quando ha iniziato ad accusare gli Ufficiali del Ros nel “processo trattativa”, dopo essere caduta la credibilità di Massimo Ciancimino, il figlio di don Vito, che la “censura” è finita!

Maurizio Inturri
Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)

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