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lunedì, 26 Luglio, 2021

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I beni confiscati alla mafia sono un tabù

Abbiamo assistito nel corso degli anni, a Siracusa, ad una lotta al crimine organizzato senza precedenti, da parte di tutte le forze dell’ordine.

Potremmo dire che abbiamo demandato questo compito ai “rappresentanti dello Stato”, senza mai denunciare o fornire informazioni, perché in tanti hanno sempre sostenuto che ” tocca a loro”.

In modo semplice, sembra che siamo stati complici nel divulgare l’omertà.

Purtroppo alcuni non possono dimenticare che esiste anche l’altra faccia della medaglia, ovvero quella che riguarda solamente la politica e noi elettori, un compito preciso a cui non possiamo sottrarci, si tratta della gestione dei beni confiscati ai mafiosi.

Questi beni, di cui spesso e volentieri non si trova traccia nei siti web di qualche Comune, rappresentano per tutto il territorio una potenziale risorsa, sia dal punto di vista economico, in quanto consentono di creare opportunità di lavoro, sia alla società, in quanto risponderebbero da un lato ai bisogni delle fasce svantaggiate e dall’altro per fornire servizi e attività utili.

La banalità o il paradosso è sfogliare il sito di qualsiasi Tribunale, come quello di Siracusa, per visualizzare gli immobili di un’intera provincia che sono stati sottratti a famiglie, che per un motivo o un altro si sono ritrovati a non poter più pagare mutui o finanziamenti, e la giustizia ha fatto il suo corso con una semplice esecuzione immobiliare.

A Siracusa e provincia sono tanti i beni confiscati ai clan, eppure non sembra che qualcuno abbia cercato di creare utilità e progetti, forse non abbiamo mai neanche visto un bando, con la lista dei beni, modalità di accesso ed eventuali progetti da poter realizzare.

Che fine ha fatto, ad esempio, la lussuosa casa del boss Alessio Attanasio?

Eppure ci sembra di aver letto che tante amministrazioni si siano dotate di esperti e consulenti della legalità.

Se esistono tali figure, perché la concreta restituzione alla società civile di un bene confiscato non è stata compiuta e perché, ci sembra, nessuna realizzazione di attività progettuale circola nei social come viene attualmente fatto per altre iniziative promosse?

Forse anche questo spetta alle forze dell’ordine oppure è un problema culturale che fa sì che non si sposti l’accento ai beni confiscati?

Qui la lista dei beni confiscati nella provincia di Siracusa, per un totale di 146!

Purtroppo la sola repressione e prevenzione dei fenomeni criminali e mafiosi non basta senza una rivoluzione culturale, e tale rivoluzione dovrebbe partire proprio dai rappresentanti locali dello Stato, i sindaci e le loro giunte per essere chiari.

L’argomento, però, è sempre un tabú prima e dopo i comizi elettorali.

Proprio nella nostra terra, accanto all’azione investigativa e giudiziaria, sembra mancare quella dimensione politica diretta a restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni e nella vita democratica del Paese; una dimensione sociale, culturale ed educativa, volta a dimostrare che le mafie non sono invincibili e che ciascuno deve contribuire, anche la società civile.

Non sono pochi i beni confiscati percepiti dagli enti locali, ma purtroppo non vengono valorizzati e rimanendo spesso in stato di abbandono vengono depredati.

Ma che fine hanno fatto i beni sequestrati ai clan siracusani? Qualcuno potrebbe illuminare i cittadini di quanti euri è il patrimonio in mano ai Comuni e non sfruttato?

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