coronavirus decessi Italia
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Abbiamo superato la soglia dei centomila morti per la pandemia da Covid-19 e nessuno avrebbe potuto immaginare un anno fa, quando il virus arrivato dalla Cina cominciò a stravolgere la nostra vita personale e collettiva, che in Italia si potesse toccare questo tragico primato.

Abbiamo riposto la nostra speranza sul fatto che in un modo o in un altro una macchina (come quella che si mette in moto in casi di calamità) ci sarebbe corsa in aiuto, asintomatici o sintomatici qualsiasi cosa sarebbe stata fatta.

Pensavamo che presto saremmo giunti a soluzioni capaci di fermare prima questa strage degli innocenti; persone fragili, gente comune e anziani, invece no, anche chi è stato in prima linea è rimasto colpito.

Dodici mesi di stillicidio.

Abbiamo sepolto centomila persone con un nome e un volto che se ne sono andate senza fare rumore e non abbiamo idea dei quanti sono deceduti senza essere “infettati”!.

In prima linea si sono infettati e sono deceduti : medici, infermieri, operatori socio-sanitari, militari e agenti delle forze dell’ordine, oltre 150, forse più. Tanti. Troppi.

E poi ci sono i preti. Più circa 250 sono deceduti a causa del virus. Storie di tonache ‘anonime’ ai più ma non a quelli che li hanno incontrati in confessionale o all’oratorio.

Peggio di noi sta solo la Gran Bretagna che registra 125.464 persone decedute dall’inizio della pandemia e un totale complessivo di 4.253.820 contagi.

E il nostro resta sempre un bilancio provvisorio e parziale, che non può tenere conto, per esempio, di chi è deceduto ma non è stato sottoposto al test di positività, e soprattutto è un bilancio che non tiene conto di chi ha cessato di vivere per altre patologie perché a causa della pressione sui servizi sanitari dovuta alla pandemia non ha potuto curarsi o sottoporsi a visite ed esami che li avrebbero potuti salvare.

L’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) stima che, proprio a causa dei ritardi nei vaccini, tra la fine di marzo e l’inizio di aprile si tornerà a quota 500 morti al giorno con un ulteriore aumento dei ricoveri nelle terapie intensive.

Dall’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità viene fuori un ritratto sconcertante.

TOTALE CASI ACCERTATI: 3.201.838 (+26.062)

DECESSI IN ITALIA: 101.881 (+317)

PERC. NUOVI CASI / TEST: 7% (372.944 test)

TOTALE VACCINATI(CON RICHIAMI):1.968.796 (3.27% pop.)

Questa la situazione in Sicilia

Totale Casi Accertati 160.194 +650 Attivi 13.870 +74Decessi 4.331 +13 Ricoveri 783 +11Positività 2.45% – Terapia Intensiva 99 -2Vaccinati 146.134 +4.224 Test 26.506 +829

I decessi sospetti

Cinque procure, tre siciliane e due campane, indagano sulla morte cinque persone deceduti dopo aver ricevuto il vaccino Astrazeneca. Allo stato attuale delle cose, le uniche due autopsie svolte – sul corpo del maresciallo dei carabinieri Giuseppe Maniscalco, di 54 anni, stroncato da un infarto 48 ore dopo l’iniezione, e su quello della professoressa Annamaria Mantile, di Napoli, morta qualche giorno dopo la somministrazione – hanno escluso qualsiasi nesso di causa ed effetto.

Per le altre tre vicende registrate in Sicilia, così come l’altra segnalata in Campania, a Nola, l’esame autoptico ancora non c’è.

E’ stata svolta sulla morte del sottufficiale della Marina militare Stefano Paternò, di 43 anni, la prima autopsia che si è conclusa dopo oltre tre ore, nell’obitorio dell’ospedale Cannizzaro di Catania. Al momento sigillato l’esame autoptico in attesa di ulteriori esami  istologici sul corpo del sottufficiale.

La dose di vaccino Astrazeneca era stata somministrata a Paternò ad Augusta e il lotto al quale apparteneva la dose – lo stesso di quelli utilizzati per altri due militari morti in Sicilia – è stato ritirato poi dall’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco.

All’autopsia, oltre ai periti nominati dalla Procura di Siracusa e ai consulenti dei quattro indagati e della parte lesa, era presente anche il pm Gaetano Bono, che con la procuratore Gambino coordina l’inchiesta.

Le indagini sono state delegate ai Carabinieri del Nas di Catania

Gli altri militari deceduti

Gli altri due militari deceduti sono Davide Villa, un poliziotto dell’Anticrimine di Catania deceduto il sette marzo a 49 anni, dodici giorni dopo la somministrazione dell’Astrazeneca, e il maresciallo dei Carabinieri Giuseppe Maniscalco, 54 anni, morto a metà febbraio, 48 ore dopo la vaccinazione anti-Covid.
La Procura di Trapani ha fatto effettuare degli esami istologici sul corpo del carabiniere, ma ci vorranno circa due mesi per conoscerne l’esito.

Il fascicolo delle indagini su Villa, avviate dai pm etnei, è stato trasmesso ieri a Messina per incompatibilità: la vittima era infatti sposata con una giudice in servizio a Catania.

Cartelle cliniche sequestrate

Intanto un’altra inchiesta è stata aperta sempre in Sicilia sulla possibilità che l’Astrazeneca abbia causato delle emorragie cerebrali.

Ad indagare è la Procura di Gela (Caltanissetta) che ha sequestrato nella tarda serata di ieri le cartelle cliniche e la documentazione inerente il vaccino di una insegnante di 37 anni, gelese, operata d’urgenza due giorni fa e ricoverata in rianimazione in gravissime condizioni.

L’insegnante aveva ricevuto il vaccino Astrazeneca il primo marzo e accusava un forte mal di testa e stato confusionale. Quando la situazione è precipitata, l’insegnante è stata trasportata in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta per essere sottoposta, in Neurochirurgia, a un intervento per risolvere una grave emorragia cerebrale.

Il lotto della dose di Astrazeneca somministrata all’insegnante è differente rispetto a quello ritirato nei giorni scorsi.

Nonostante diversi decessi sospetti siano stati segnalati in vari Paesi e alcuni abbiano ritirato lotti di Astrazeneca, non c’è prova al momento di un rapporto causa-effetto tra le morti e il vaccino.

Tra psicosi da vaccino e categorie a rischio

Nonostante avvocati ed altre figure professionali, proprio in Sicilia, hanno voluto dare l’esempio nei giorni scorsi vaccinandosi con quel farmaco, si registrano in diverse regioni italiane psicosi da vaccinazioni.

A confermarlo alcuni giorni fa era stato proprio l’Assessore regionale ARS Razza.

L’Ansa a tal proposito ha riportato la dichiarazione “Quello che è accaduto ieri ha determinato una comprensibile preoccupazione, tanto da indurre settemila siciliani a cancellare la loro prenotazione. Però ogni dato va letto anche nel suo inverso. A fronte di 7mila cancellazioni ci sono state 117mila conferme, il segnale che i cittadini credono nella campagna di vaccinazione”.

Dall’altra parte, Stefania Gori, presidente Ropi (Rete Oncologica Pazienti Italia), ha confermare che dei centomila morti per Covid-19 in Italia circa il 16% sono persone con una storia di tumore. Di fronte all’inizio della terza ondata questi pazienti, se colpiti dal virus, rischiano di più a livello di complicanze gravi e ospedalizzazione.

L’intento – spiega una nota – è superare le diversità sul piano pratico che ancora ci sono a livello regionale nell’erogazione dei vaccini a questi pazienti. “Ai pazienti onco-ematologici in trattamento con farmaci immunosoppressivi o mielosoppressivi, o che hanno sospeso i trattamenti da meno di sei mesi, le raccomandazioni aggiornate al 10 marzo hanno inserito in categoria 1 anche quelli con tumori maligni in fase avanzata non in remissione”, ha spiegato Stefania Gori.

“Come Lilt – rileva il presidente Nazionale Francesco Schittulli – abbiamo dichiarato la nostra disponibilità per l’esecuzione dei tamponi, abbiamo avuto modo di poter vaccinare le persone che frequentavano i nostri ambulatori, 397 su tutto il territorio nazionale, e abbiamo anche offerto la nostra disponibilità, se necessario a poter eseguire le vaccinazioni con il personale medico”.

Il caso di Pachino

Un avvocato di Siracusa ha accettato di sottoporsi al vaccino, la notizia è stata riportata da BlogSicilia.

Il legale, l’avvocato Piccione, ha spiegato a BlogSicilia: «Ieri, alle 18,15 ho ricevuto una telefonata in cui si chiedeva di trovare sette avvocati volontari tra Pachino e Portopalo che fossero disponibili a vaccinarsi oggi stesso perché sette cittadini a Pachino avevano rinunciato»,  sottolineando il clima prodottosi dopo le inchieste aperte a Siracusa e Catania e il ritiro di un lotto di AstraZeneca. (qui l’articolo completo)

Non ci sono dubbi che il professionista ha fatto bene a non far perdere una dose di vaccino, considerato – come ha sottolineato l’Assessore Razza – che 7.000 sono stati i casi rinunce in Sicilia, ma ci chiediamo cosa sarebbe successo se non si fosse presentato nessuno, sarebbero state “distrutte” sette dosi di vaccino? E se invece di sette fossero state cento (100)?

I numeri delle vaccinazioni

In Veneto, a Venezia, nella giornata di ieri circa il 50% degli insegnati non si è presentato per la vaccinazione, cioè uno su due.

In Campania non è andata meglio. L’Asl ha fatto sapere che su 605 lavoratori ne ha vaccinati 226 e per le  forze dell’ordine si sono vaccinati 892 su 1218.

Le reazioni avverse

Come tutti i vaccini e farmaci anche nel bugiardino di AstraZeneca si riscontra “va bene per tutti i soggetti sani di ogni età, anche anziani” ed è il caso di un agente di polizia che sottoposto alla visita preliminare gli è stato sconsigliato in quanto in sovrappeso.

Stiamo assistendo senza batter ciglio al bollettino dei morti giornalieri nel tardo pomeriggio di ogni giorno e trasmetterci un incoraggiamento, un monito, una speranza.

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Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)