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13, Maggio, 2021
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Il più grande boss della ‘Ndrangheta si è pentito

Nicolino Grande Aracri collabora con la DdA di NIcola Gratteri.

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L’ergastolano Nicolino Grande Aracri da un mese sta rilasciando dichiarazioni ai pm della Dda di Catanzaro, guidati dal procuratore Nicola Gratteri.

La notizia è stata pubblicata stamattina dal Quotidiano del Sud e negli ambienti della ‘ndrangheta calabrese, soprattutto la zona grigia, quella camera di compensazione dove siedono allo stesso tavolo mafiosi, politici, imprenditori, massoni e pezzi deviati dello Stato, iniziano a tremare.

Dalla Sibaritide, nella zona di Catanzaro e del Vibonese, fino in Emilia Romagna i Grandi Aracri rivendicavano autonomia pure rispetto alle cosche reggine.

Dalle indagini svolte negli ultimi anni, inoltre, sono emersi gli affari anche in altre regioni come la Lombardia e il Veneto.

In una intercettazione, gli inquirenti si sono soffermati a indagare su questa frase “A me mi servono i cristiani buoni, mi servono… mi servono avvocati, ingegneri, architetti”.

Grande Aracri non si macchiava solo di omicidi, ma anche di reati contro lo Stato, in pratica riciclava soldi di colletti bianchi, professionisti, imprenditori il più delle volte gravitanti nella massoneria.

Secondo gli inquirenti, don Nicolino Grande Aracri poteva vantare entrature nei palazzi che contano: compresi il Vaticano e la Corte di Cassazione.

In alcune indagini è emerso come il boss ha cercato di aggiustare un processo a Roma per far annullare una sentenza del Tribunale del Riesame di Catanzaro.

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