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La notizia, pubblicata da TP24, fa rabbrividire anche i morti.

Riporta la nota testata:

“Al processo sul depistaggio della Strage di Via d’Amelio nei confronti di tre poliziotti accusati di calunnia aggravata, ci sarebbero delle discordanze tra i nastrini rilasciati dalla macchina che registrava le telefonate effettuate dal falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino e i brogliacci con le trascrizioni delle stesse conversazioni.”

Secondo la relazione della DIA di Caltanissetta, depositata dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, Scarantino telefonava ai suoi familiari e ai magistrati nisseni ma le chiamate al vaglio della Dia sono cinque, dirette una alla questura di Palermo e quattro ai magistrati nisseni.

La discordanza si troverebbe tra quanto accertato attraverso la macchina utilizzata per l’effettuazione delle telefonate e quanto riportato nei brogliacci; in quest’ultimi si parla di impossibilità di registrare per guasti tecnici.

Secondo i pm la registrazione sarebbe stata troncata volontariamente.

All’udienza del 20 gennaio è stato citato come testimone Carmelo Petralia, attuale procuratore aggiunto di Catania.

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Si occupa di mafia e criminalità organizzata. Ha collaboratorato con diverse testate giornaliste online e cartacee. Il suo percorso inizia nel lontano 2015 con ReteRegione, poi collabora con LaSpia, Diario1984, L'Attualità, Cisiamo e infine IlFormat. Nel gennaio 2020 si iscrive al sindacato WorKPress e gli viene attribuito il tesserino internazione di giornalista e reporter come da normativa europea e internazionale. Ha partecipato a diverse conferenze sul tema mafia e criminalità organizzata. Autore dei libri Cogito ergo sum..ma non troppo (2015) e L'Antistato vol.I° (2019)